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1 settembre 2010

Ma se ghe pensu…

Filed under: Letteratura e cinema — arums @ 11:28 am

Govi, maneggi

O l’ëa partîo sensa ‘na palanca,
l’ëa zà trent’anni, forse anche ciû.
Ô l’aiva lottòu pe mette i dinæ a-a banca
e poèisene ancon ûn giorno turnâ in zû
e fâse a palassinn-a e a giardinetta,
co-o rampicante, co-a cantinn-a e o vin,
a branda attaccâa a-i ærboi, a ûso letto,
pe dâghe ‘na schenâa seja e mattin.
Ma o figgio ô ghe dixeiva: “No ghe pensâ
a Zena cöse ti ghe vêu tornâ?!”

Ma se ghe penso allôa mi veddo o mâ,
veddo i mæ monti e a ciassa da Nûnsiâ,
riveddo o Righi e me s’astrenze o chêu,
veddo a lanterna, a cava, lazû o mêu…
Riveddo a-a seja Zena inlûminâa,
veddo là a Fôxe e sento franze o mâ
e allôa mi penso ancon de ritornâ
a pösâ e össe dove’hò mæ madonnâa.

O l’ëa passòu do tempo, forse tróppo,
o figgio o l’inscisteiva: “Stemmo ben,
dove ti vêu anâ, papà?.. pensiemmo dóppo,
o viaggio, o mâ, t’é vëgio, no conven!”
“Oh no, oh no! mi me sento ancon in gamba,
son stûffo e no ne pòsso pròppio ciû,
son stanco de sentî señor, caramba,
mi vêuggio ritornâmene ancon in zû…
Ti t’é nasciûo e t’hæ parlòu spagnòllo,
mi son nasciûo zeneise e… no ghe mòllo!”

Ma se ghe penso allôa mi veddo o mâ,
veddo i mæ monti e a ciassa da Nûnsiâ,
riveddo o Righi e me s’astrenze o chêu,
veddo a lanterna, a cava, lazû o mêu…
Riveddo a-a seja Zena inlûminâa,
veddo là a Fôxe e sento franze o mâ
e allôa mi penso ancon de ritornâ
a pösâ e osse dove’hò mæ madonnâa.

E sensa tante cöse o l’è partîo
e a Zena o g’ha formòu torna o sêu nîo.

Traduzione:

Era partito senza un soldo,
erano già trent’anni, forse anche più.
Aveva lottato per risparmiare
e potersene un giorno tornare giù
e farsi la palazzina e il giardinetto,
con il rampicante, con la cantina e il vino,
la branda attaccata agli alberi a uso letto,
per coricarcisi sera e mattina.
ma il figlio gli diceva: “Non ci pensare
a Genova cosa ci vuoi tornare?!”

Ma se ci penso allora io vedo il mare,
vedo i miei monti e piazza della Nunziata,
rivedo il Righi e mi si stringe il cuore,
vedo la lanterna, la cava, laggiù il molo…
Rivedo la sera Genova illuminata,
vedo là la Foce e sento frangere il mare
e allora io penso ancora di ritornare
a posare le ossa dov’è mia nonna.

Ed era passato del tempo, forse troppo,
il figlio insisteva: “Stiamo bene,
dove vuoi andare, papà?.. penseremo dopo,
il viaggio, il mare, sei vecchio, non conviene!”
“Oh no, oh no! mi sento ancora in gamba,
sono stufo e non ne posso proprio più,
sono stanco di sentire señor carramba,
io voglio ritornarmene ancora in giù…
Tu sei nato e hai parlato spagnolo,
io sono nato genovese e… non ci mollo!”

Ma se ci penso allora io vedo il mare,
vedo i miei monti e piazza della Nunziata,
rivedo Righi e mi si stringe il cuore,
vedo la lanterna, la cava, laggiù il molo…
Rivedo la sera Genova illuminata,
vedo là la Foce e sento frangere il mare,
e allora io penso ancora di ritornare
a posare le ossa dov’è la mia nonna.

E senza tante cose è partito
e a Genova ha formato di nuovo il suo nido.

Scarica il file audio dell’interpretazione di Gilberto Govi

Cosa farà il Giappone?

Filed under: Gramsci, testi — arums @ 11:27 am

Casa Penale di Turi, 19 novembre 1928
Carissima Giulia,
sono stato molto cattivo con te. Le giustificazioni, in verità, non sono molto fondate. Dopo la partenza da Milano, mi sono stancato enormemente. Tutte le mie condizioni di vita si sono aggravate. Ho sentito di più il carcere. Ora sto un po’ meglio. Lo stesso fatto che è avvenuta una certa stabilizzazione, che la vita si svolge secondo certe regole, ha normalizzato in un certo senso anche il corso dei miei pensieri.
Sono stato molto felice nel ricevere la tua fotografia e quella dei bambini. Quando si forma troppa distanza di tempo tra le impressioni visive, l’intervallo si riempie dì brutti pensieri; specialmente per Giuliano, non sapevo che pensare, non avevo nessuna immagine che mi sorreggesse la memoria. Ora sono proprio contento. In generale, da qualche mese, mi sento più isolato e tagliato via da tutta la vita del mondo. Leggo molto, libri e riviste; molto, relativamente alla vita intellettuale che si può condurre in una reclusione. Ma ho perduto molto del gusto della lettura. I libri e le riviste danno solo idee generali, abbozzi di correnti generali della vita del mondo (più o meno ben riusciti), ma non possono dare l’impressione immediata, diretta, viva, della vita di Pietro, Paolo, Giovanni, di singole persone reali, senza capire i quali non si può neanche capire ciò che è universalizzato e generalizzato. Molti anni fa, nel ’19 e ’20, conoscevo un giovane operaio, molto ingenuo e molto simpatico. Ogni sabato sera, dopo l’uscita dal lavoro, veniva nel mio ufficio per essere dei primi a leggere la rivista che io compilavo. Egli mi diceva spesso: «Non ho potuto dormire, oppresso dal pensiero: cosa farà il Giappone?». Proprio il Giappone lo ossessionava, perché nei giornali italiani del Giappone si parla solo quando muore il Mikado o un terremoto uccide almeno diecimila persone. Il Giappone gli sfuggiva; non riusciva perciò ad avere un quadro sistematico delle forze del mondo, e perciò gli pareva di non comprendere nulla di nulla. Io allora ridevo di un tale stato d’animo e burlavo il mio amico. Oggi lo capisco. Anch’io ho il mio Giappone: è la vita di Pietro, di Paolo e anche di Giulia, di Delio, di Giuliano. Mi manca proprio la sensazione molecolare: come potrei, anche sommariamente, percepire la vita del tutto complesso? Anche la mia vita propria si sente come intirizzita e paralizzata: come potrebbe essere diversamente se mi manca la sensazione della tua vita e di quella dei bambini? Ancora: ho sempre la paura di essere soverchiato dalla routine carceraria. E questa una macchina mostruosa che schiaccia e livella secondo una certa serie. Quando vedo agire e sento parlare uomini che sono da cinque, otto, dieci anni in carcere, e osservo le deformazioni psichiche che essi hanno subito, davvero rabbrividisco, e sono dubbioso nella previsione di me stesso. Penso che anche gli altri hanno pensato (non tutti ma almeno qualcuno) di non lasciarsi soverchiare e invece, senza accorgersene neppure, tanto il processo è lento e molecolare, si trovano oggi cambiati e non lo sanno, non possono giudicarlo, perché essi sono completamente cambiati. Certo io resisterò. Ma, per esempio, mi accorgo che non so più ridere di me stesso, come una volta, e questo è grave. Cara Giulia, ti interessano tutte queste mie chiacchiere? E ti danno un’idea della mia vita? Però, mi interesso anche di ciò che avviene nel mondo, sai. In quest’ultimo tempo ho letto una certa quantità di libri sull’attività cattolica. Ecco un nuovo «Giappone»: attraverso quali fasi passerà il radicalismo francese per scindersi e dare vita a un partito cattolico francese? Questo problema «non mi lascia dormire» come avveniva per quel mio giovane amico. E anche altri naturalmente. Ti è piaciuto il tagliacarte? Sai che mi è costato quasi un mese di lavoro e mezzi i polpastrelli consumati?
Cara, scrivimi un po’ diffusamente di te e dei bimbi. Dovresti mandarmi le vostre fotografie almeno ogni sei mesi, in modo che io possa seguire il loro sviluppo e vedere il tuo sorriso più spesso. Ti abbraccio teneramente, cara.
Antonio

————————–
Che cosa farà il Giappone? Mentre il blog di Bea è in vacanza si fa un po’ più di fatica a seguire… :P
Io credo che molte persone abbiano il proprio “Giappone”, nel senso indicato da Gramsci nella lettera sopra (che un amico mi ha ricordato, in riferimento ai miei nuovissimi interessi). E penso che questo afflato verso il proprio “Giappone” sia inscindibile dalla ricerca, dalla speranza. Se ci tolgono il nostro “Giappone”, se non riusciamo a vederlo, ci spegniamo, pian piano. Si affievolisce quel fuoco che abbiamo dentro e che ci spinge alla ricerca, alla corsa, al fare, fare, fare, non tanto per un obiettivo pragmatico, ben delineato, ma incondizionatamente.
Forse un po’ mi sento come l’operaio ingenuo, e ancora un po’ sciocca, visto che mi sento svolazzare testardamente contro quella luce, come una falena impazzita attorno ad una lampadina. Ma probabilmente questo è il mio carattere e il mio atteggiamento verso le cose che mi piacciono e che inevitabilmente diventano ossessioni. E senza ossessioni, ho provato, vado spegnendomi.
E’ abbastanza difficile riuscire a collocare razionalmente ciò che ora mi circonda con quello che ho pensato, creduto, inteso e sto tentando di trovare una chiave di lettura per capire se, come una gazza ladra, sono semplicemente attiratta da brillocchi. Però… quando ti ritrovi a pensare profondamente a qualcosa, quando nei racconti ritrovi molto di tuo, empatia, ti dai spiegazioni o forse ulteriori domande, io credo che chi e cosa ci dà quegli input non sia in contrasto con ciò in cui crediamo, o forse lo è, ma solo in superficie.

Una al giorno

Filed under: pessime notizie — arums @ 11:26 am

sono 14 in luglio e siamo al 14 luglio. Una al giorno, una al giorno, una al giorno, una al giorno. E cento altre che sono in fin di vita, che sono sopravvissute a tentati omicidi, che sono perseguitate, picchiate, minacciate, ogni giorno.

Femminicidio sport nazionale

Dead Women Walking, di Maria G. Di Rienzo, tratto dal sito di Sinistra, ecologia e libertà

11 luglio 2010

PSdisasters

Filed under: Uncategorized — arums @ 1:43 pm

Quando apro il mio browser, mi si apre la paginetta dell’iGoogle, dove c’ho, sotto il tema dei pianeti (e da anni ogni giorno della settimana cambia colore e il lunedì il blu è tristissimo!), un sacco di caselline dove seguo con i feed alcuni blog. Di solito roba molto triste. Cioè di quella che ti fa uscire esponenzialmente il veleno da serpenti che serbavi in gola… ma tra queste ci sono alcune finestrelle carine, un paio di blog amici e uno che ritengo divertente, il Photoshopdisasters. E’ incredibile quanto i grafici (pro, eh!) riescano a far danni.
Ho iniziato a seguirlo dopo questo. E poi me lo son messo tra i feedreader, perché fa ridere. Molte volte gli errori non sono macroscopici, ci va un po’ d’occhio per notarli, mi è capitato addirittura di dover leggere i commenti per scoprire cosa non andava in una manipolazione di quella foto…
Se volete farvi due risate o giocare all’aguzzare la vista (sì, tipo quel gioco della settimana enigmistica) è spettacolare. Ed è anche carino perché talvolta ti rendi conto di quante manipolazioni (e per giunta scarse!) ci vanno per rendere qualcuno figoso sulla carta delle riviste patinate…
Stasera vedo un’immagine di una pubblicità di Vuitton, l’autore si tira una pippa sulla metafisica hegeliana in relazione alla realtà riflessa sullo specchio dietro una delle modelle, davvero esilarante, così ho pensato di condividerlo. : )

La parola non è più elemento grammaticale

Filed under: Uncategorized — arums @ 1:42 pm

La parola non è più elemento grammaticale

piccola dedica per il quarantesimo di un amico (già, conosco anche gente sopra i vent’anni :P )

14 giugno 2010

Hayaku – Giappone in Time Lapse

Filed under: belle notizie, facezie — arums @ 12:51 pm

Hayaku: A Time Lapse Journey Through Japan from Brad Kremer on Vimeo.

Video in time lapse di Brad Kremer (estate 2009) riprese: Tokyo, Matsuyama, Imabari, Nagano, Gifu e il Monte Fuji.

13 giugno 2010

Tira più il capello ossigenato di un idol asiatico…

Filed under: facezie — arums @ 12:50 pm

Troppo calzante per non parafrase l’espressione…
Ebbene sì. In questo momento nero e buio e fondo e… da qualche giorno va meglio.
Perché? Eh… perché ho iniziato una cosa che non porterò a termine, una cosa che mi piace, che sognavo di fare già dal 9 luglio 2005, ma che per “senso della realtà” non mi son mai permessa di pensare seriamente.
E ora? Ah ora me ne fotto. Semplice.
Così… da qualche giorno sento il cervello che mi funziona, che macina, fatica, gira gira gira.
Ecco, ho iniziato a studiare giapponese. L’ho detto. Adesso siccome sono superstiziosa (ho aspettato qualche settimana per vedere come andava…) ho un po’ paura :P
In ogni caso la decisione è venuta da sé, son mesi che sono in una realtà temporale/linguistica diversa e a forza di anime, film, dorama, ecco, devo farmi la mia dose quotidiana di suoni giapponesi. Eh, c’ho sto rapporto ossessivo con alcune lingue che non saprei spiegare, ma il merito va soprattutto ad una situazione sentimental/emotiva che non esiste e due bei facciotti con gli occhi a mandorla che interpretano storie romanticissime e tristi. Insomma, sono diventata neet, hikikomori e pure fangirl, nonché nippomane (potete guardare su nonciclopedia le definizioni di queste ultime due categorie, anzi, vi invito io con i link, tanto per capire come sono messa).
Parallelamente mi devo metter giù a ripassare delle cose “di studio” così poco fa mi son trovata spezzata. Ero lì che stavo leggendo prima i Quaderni (come di chi?…) e poi un estratto di un saggio. Contesto: musica jpop a metà volume in cuffia, fotine di idol, computer finalmente riparati intorno, sigarette – posacenere pieno -.
Ecco.
Stavo leggendo sta roba e mi son sentita, come spesso mi accade, una sciocca, a pensare cose “grosse” e cercando, parallelamente, di appagare quella voglia di cose allegre, sberluccicanti (mabushi!). Da settimane sto anche cercando di capire il fenomeno dei dorama e appena vedo qualche altro tipo di produzione popolare (occidentale, tipo usa), giudico con parametri nuovi e trovo tutto abbastanza noioso: tematizzazioni noiose, che ciurlano nel manico, aproblematici, apedagogici, puro divertissement gratuito. Va beh. Lascio queste considerazioni per altri luoghi che non siano questa specie di blog. Sono comunque spezzata e sto cercando di capire che cavolo mi prende a seguire sta paccottiglia e *se* di paccottiglia si tratta o forse, non avere gli occhi a mandorla (leggi: non conoscere quella cultura), mi preclude l’abitudine ad affrontare i temi in *quella* maniera.
Sulla lingua. Allora, in due settimane ho concluso hiragana e katakana: ho fatto tanto esercizio, in realtà la vita girava solo intorno a quello. Adesso sono ai miei primi kanji. Per quanto riguarda la grammatica non ho ancora iniziato realmente. Cioè solo così aleatoriamente ho qualche nozioncina introduttiva, perché il casino è che per fare esercizi devi scrivere e se non sai sti cazzo di kanji che c’hanno: udite udite almeno due suoni diversi quasi tutti (porca…). Altra cosa, a seconda di dove son messi cambiano ovviamente il significato, cioè se fuoco ha vicino montagna vuol dire vulcano (ah e ovviamente ti cambia il suono). E sti cazzi, no? (anzi, cito dal mio amico Vincè: “stikanji!”)

Mi ero già stupita per la testa che devono avere i russi per parlare quella lingua così complicata, ma ‘sti qui devono avere una memoria fenomenale per scrivere. <o>

Comunque è una figata. Ho avuto anche la fortuna di trovare un saggetto di linguistica sul giapponese (all’acqua di rose, col senno di poi) che mi è parso interessante nel sostenere l’immediatezza del simbolo nella lettura (e in realtà in parti ampie della comunicazione), rispetto ad un linguaggio basato sull’oralità come quelli basati sui nostri alfabeti. Vedremo quante grane mi procureranno ‘sti kanji. Sto già smadonnando un po’ ;) Ma è bello, ti pare di dipingere… poi io sono ossessiva anche sulla grafia in genere, per cui vado a nozze.
No, in realtà a nozze non vado (cioè si sposa un mio cugino, ma mi sa che non riesco ad andarci: pranzo in ristorante piemontese… :°°° ).
Comunque per qualche giorno dovrò riswitchare realtà geografico/linguistica perché si torna al tedesco (e dopo qualche mese di solo inglese e – ascolto di – giapponese chissà che casini che tirerò giù).
Sono felice. Per quanto la vita possa essere una merda e non mi riferisco solo alla politica, “oggi” sono felice e dopo mesi di buio, scuro, nero, profondo, abissale, cazzo è un dolce risveglio. Quando vado a dormire (non presto, eh, sia chiaro) riesco ad addormentarmi con facilità.
Ai problemi reali ci penso quando torno. Ci saranno molti cambiamenti, indipendentemente da ciò che mi succede intorno. La prima cosa è che se in tempo utile non esce qualcosa lascio Torino.
E per ora mi basta sapere questo per farmi salire un po’ di adrenalina.
Lasciare Torino.

In più: ho iniziato a scrivere haiku (in italiano, dai…) e voglio scrivere di cinema. cosa che a modo mio sto già facendo (lo so, sono un po’ buffona, ma chissene :D ). Faccio troppe cose disordinatamente, sono un casino, ma va bene così. Non ce la faccio più a bacchettarmi ad ogni sospiro (e in un minuto riesco a sospirare dalle 3 alle 5 volte…).

Mi scazza parlare così apertamente, ma chissenefrega. Dico, tanto peggio di così, no?

Volete sapere qualcosa in più di anime e dintorni? Andate qui. Tra l’altro sto preparando da circa un mese uno scritto sui dorama (già, il mondo ne aveva bisogno, per fortuna arrivo io), ma lo trovo particolarmente difficile, anche perché tocca molte corde e io cerco in tutti i modi di giustificare il fatto che li guardo :D

Scherzo.

Vorrei anticipare, ma sintetizzare impoverirebbe la questione.

Ancora una cosa: ho notato che ciò che mi sta succedendo dentro è molto simile ad alcune situazioni che ho vissuto. Mi sento come innamorata. Del giapponese. No, non di UN giapponese, della lingua. Carino, no?

Lezione Tre: ho posato la matita e iniziato con la penna... si nota.

Lezione Tre: ho posato la matita e iniziato con la penna… si nota.

Marxisti o chierichetti?

Filed under: Politica — arums @ 12:50 pm

Oggi apro facebook a cui sono iscritta per far pubblicità ad un mio “progetto” e per mantenere sporadici contatti con persone ormai lontane.

Ecco, apro, e in “home” appaiono tutte le news, vale a dire le attività delle persone tra gli amici, roba che raramente guardo, ma oggi è andata così.

E trovo il commento di un profilo che dovrebbe essere di un partito comunista in una sede sull’adriatico, che scrive bello contento che è uscita una recensione ad un libro su marx su famiglia cristiana. Interviene poi l’autore del detto libro, in brodo di giuggiole e ammiccante col recensore, interviene il recensore, una pacchia. Poi finalmente qualcuno gli fa notare qualcosa tipo: “minchia, ma è famiglia cristiana…”

da qui scopriamo che la Resistenza la dobbiamo ai preti.

scopriamo anche che il cattolicesimo è contro il capitalismo (ah cazzo, non l’avevo notato).

scopriamo anche che il papa precedente era mezzo compagno.

scopriamo mille cose, che da comunista, marxista, gramsciana e bla bla bla io non avevo mai capito.

Riporto l’immagine della discussione, ho coperto volti e nomi per evitare la gogna… giusto per darvi un assaggio di com’è l’intellettualismo marxista italiano. e poi ci sorprendiamo ancora di avere tra le palle Andreotti, Berlusconi e banda? lol.

Auguri.

chierichetti

12 maggio 2010

Il muro del riso…

Filed under: liberisaperi — arums @ 12:48 pm

So che chi passa di qui è brava gente. I maschi che passano da questo blog sono brava gente… come faccio a dirlo??? Lo so perché guardo le parole chiave con cui approdate a questo piccolo spazio, i link che seguite, c’è tutto nelle statistiche.
So, dunque, che siete persone a modo. Eppure, lo sapete quanta merda c’è nel mondo? – Ah già, sì, suppongo che conoscendo l’italiano, saprete anche qualcosa dell’Italia! -
Ma forse, se siete maschietti, ve ne accorgete un po’ meno di alcune “piccolezze”…
Vi è mai capitato di essere discriminati, giudicati, osservati, innanzitutto per il vostro sesso?
Vi è mai capitato di essere insultati, di essere aggrediti verbalmente, di aver subito violenza sessuale?
Ecco, non so a quant* di voi è capitato.
So cosa sono per una donna molte di queste cose.
Credo di immaginare dove si vuole arrivare e il punto esatto su cui circola tutta l’esistenza di chi pensa, pronuncia, fa queste cose.
Personalmente il mio approccio alle persone non è quasi mai mediato dall’aspetto fisico (viso, cute o genitali che siano[1]) e molte di queste cose non solo non riuscirò mai a perdonarle, ma nemmeno a trovarci un senso.
Sto leggendo sulla mailing list di femminismo a sud delle disavventure di alcune compagne, che in un modo o in un altro sono state vittime di insulti e minacce in rete. Ecco, mi è capitato anche quello. E capisco la forte frustrazione di non poter rispondere con la stessa moneta (perché non esiste) e vi invito a dare uno sguardo all’ultimo post di femminismo a sud: Il Muro del riso, perché tutte le farneticazioni di questi omuncoli significano, ben definite, tutte le loro repressioni, inadeguatezze, incapacità (intellettive e/o d’argomentazione); un esatto riflesso di quello “che non si possono permettere” nella vita reale (cioè tipo mi viene in mente avere una relazione sana con un altro essere umano…).

[1] Beh… ho detto quasi: certo se mi si parasse davanti Shun Oguri sarebbe un evento eccezionale, ma in fondo il problema non si porrebbe perché sverrei.

24 aprile 2010

Materiale resistente

Quindici anni fa usciva questa compilation, a cui io sono molto affezionata…

Da poco ho trovato questo

Nel 2000 usciva il film Il partigiano Johnny, dal romanzo di Fenoglio, non so a voi, ma a me sembrano tempi distanti secoli, rispetto a ciò che stiamo vivendo oggi, quando il senso comune cerca di farci dimenticare della Resistenza, che la nostra Costituzione è caratterizzata da criteri di eguaglianza posti da quelle forze politiche oggi tanto vilipese, in nome di un fantomatico antistalinismo.

I libri neri, più o meno romanzati, i romanzi dei vinti prendono sempre più posto nelle librerie, nella cultura del paese, e noi, in un angolo, a guardare, mentre Maria de Filippi sbanca e l’ansa la festeggia. Come faremo a riprenderci la dignità che ci siamo lasciati sfuggire dalle mani? Come faremo a riportare ragazzi e ragazze a leggere un libro, di quelli veri, che fan pensare e ti smuovono? Come faremo a slegarci da bavagli e corde, ormai da decenni sequestrati nelle nostre case di fronte alla tivù di berlusconi?

Sono pessimista, molto pessimista. Il risveglio delle coscienze mi pare ancora lungi a venire, se non attraverso una fase tragica di nuova storia, dove la solo la sofferenza può risvegliare, tutti o buona parte.

La resistenza oggi io non so cosa sia veramente. Credo che in qualche modo solo cercare e creare coerenza, ribellarsi ai clientelismi e ai coccottismi e per questo sentirsi emarginati e falliti, irrimediabilmente, sia l’unica opzione che rimane. Aprire codici, lasciare anni di duro lavoro al pubblico dominio, socializzare cultura, insegnare, insegnare e insegnare, dare tutto ciò che si conosce, ciò che si è elaborato, senza pretendere alcun balzello. Imparare, con umiltà e interesse quanto ci spiega l’operaio (che oggi potrebbe anche essere l’artigiano programmatore?), ascoltare la vecchina sul bus, parlarle, cercare di farle capire il nostro pensiero. Insegnare ai giovani, non senza prima comprendere le loro passioni, immergersi in quei mondi, aiutare a scegliere e incoraggiare. Immergersi in quei mondi vuol dire lasciarli parlare: tentare di comprendere ansietà e malinconie. Eventualmente disvelare le ragioni di queste. Usare un linguaggio comprensibile, sia nella lingua che negli esempi. Questo è l’unico modo che al momento conosco per non collaborare.

In maniera un po’ disperata, auguro comunque un buon 25 aprile a tutt*.

Vedo chiaro il sistema, che è assai noto
in apparenza, ma non lo è però
nell’insieme! Qui c’è gente seduta. Pochi in alto
e molti in basso. E quelli che in alto gridano
a quelli in basso: “Venite su, così
saremo tutti in alto”. Ma se guardi
vedi qualcosa, nascosto
tra quelli in alto e quelli in basso, quasi
una specie di strada; ma non è
una strada. E’ un asse. Ora lo vedi
chiaro, è un’altalena; tutto il sistema
è un’altalena con due capi, l’uno
dipendendo dall’altro, e quelli in alto
sono lassù perché gli altri sono in basso:
ché se quelli venissero su in alto,
gli toccherebbe scendere. Così
debbon volere che gli altri rimangano
eternamente in basso e che mai salgano.
Eppoi in basso, dev’esserci più gente,
sennò l’altalena si muove – perché è un’altalena.

B. Brecht, Santa Giovanna dei Macelli, in I Capolavori di Brecht, Torino, Einaudi, 1963, p. 186.

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