29 Giugno 2007
27 Giugno 2007
Quando gli umanisti non capiscono…
Ho avuto la possibilità, qualche giorno fa, di poter partecipare ad un Convegno “alla gramsciana” su nella fredda Germania (dove mi sono abbronzata solo a prendere il caffè sul terrazzino, a dispetto dei Montesquieu e delle leggi climatiche), parallelamente a speech ad ampio raggio sulla linea Luxemburg-Gramsci, si è protratto per quattro giorni un laboratorio continuo per il prossimo volume dell’HKWM (Historisch-kritische Wörterbuch des Marxismus), un dizionario del marxismo, opera di ampio respiro che dovrebbe in prospettiva contemplare di fatto tutto lo scibile (o poco meno…) da una prospettiva genuinamente marxista. Non sono mancati dei workshop redazionali mirati alla composizione dei testi degli articoli caratterizzati da una peculiare struttura ormai assodata per il dizionario, ma anche esercizi di stile, dedicati alla sintesi ed alla chiarezza del linguaggio, valevoli non solo per la lingua tedesca, ma in generale nella stesura di saggi teorici, recensioni, schedature, e via dicendo.
Criteri metodologici
Una manifestazione tipica del dilettantismo intellettuale (e dell’attività intellettuale dei dilettanti) è questa: che nel trattare una quistione si tende ad esporre tutto quello che si sa e non solo ciò che è necessario e importante di un argomento. Si coglie ogni occasione per far sfoggio dei propri imparaticci, di tutti gli sbrendoli e nastri del proprio bazar; ogni piccolo fattarello è elevato a momento mondiale per poter dare corso alla propria concezione mondiale, ecc. Avviene poi che, siccome si vuol essere originali e non ripetere le cose già dette, ogni altra volta si deve sostenere un gran mutamento nei “fattori” fondamentali del quadro e quindi si cade in stupidaggini d’ogni genere.
Antonio Gramsci, Q 14, Einaudi, Torino 2001, p. 1693 [§ 36]

