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29 Marzo 2008

Pillole a merenda…

Archiviato in: Politica — arums @ 6:38 pm

Damien Hirst - The Stations of the Cross. VIII Jesus Meets the Women of Jerusalem

Quando uno psichiatra, in base a una sua precisa e insindacabile valutazione, della quale comunque si assume la piena responsabilità, decide di somministrare psicofarmici a un paziente, dovrebbe avere bene in mente che essi agiscono a livello dei sintomi e della coscienza: nessuno che sia stato sottoposto a una terapia farmacologica è guarito, solo per effetto delle sostanze psicotrope, da una psicosi, da una nevrosi o da una psicopatia. [...] Di fronte ad un’emergenza o all’impossibilità di intervenire altrimenti si può decidere di tentare di modificare farmacologicamente lo stato psichico di una persona in previsione di comportamenti che possano essere violenti per sé o per gli altri o posti di fronte a una condizione di sofferenza mentale che sembra al momento insostenibile.
Lo psicofarmaco è un rimedio estremo, un contenimento chimico provvisorio, che si è sostituito alla costrizione fisica di una volta, a cui si dovrebbe far ricorso con molta parsimonia. Accade invece che quello che è un intervento cui dovrebbe essere riconosciuto sempre il carattere d’eccezionalità diventa routine quotidiana, quello che è solo un espediente per cercare di attenuare l’aspetto distruttivo di una crisi particolarmente grave, diventa “la cura”. [...] Si consolida l’idea che la malattia sia la conseguenza di un processo organico e degenerativo, geneticamente determinato e come tale incurabile.[...]
Attraverso [una] cura che si rivolge alla dimensione non cosciente e irrazionale, si attiva un pensiero creativo che può portare alla guarigione: ciò avviene nell’ambito di un rapporto tra esseri umani e non certo per l’interazione con una sostanza inanimata.

fonte: Domenico Fargnoli, Oltre la dittatura farmaceutica, in “Left – Avvenimenti”, n. 13, 28 marzo 2008, pp. 74-76.

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