Troppo calzante per non parafrase l’espressione…
Ebbene sì. In questo momento nero e buio e fondo e… da qualche giorno va meglio.
Perché? Eh… perché ho iniziato una cosa che non porterò a termine, una cosa che mi piace, che sognavo di fare già dal 9 luglio 2005, ma che per “senso della realtà” non mi son mai permessa di pensare seriamente.
E ora? Ah ora me ne fotto. Semplice.
Così… da qualche giorno sento il cervello che mi funziona, che macina, fatica, gira gira gira.
Ecco, ho iniziato a studiare giapponese. L’ho detto. Adesso siccome sono superstiziosa (ho aspettato qualche settimana per vedere come andava…) ho un po’ paura ![]()
In ogni caso la decisione è venuta da sé, son mesi che sono in una realtà temporale/linguistica diversa e a forza di anime, film, dorama, ecco, devo farmi la mia dose quotidiana di suoni giapponesi. Eh, c’ho sto rapporto ossessivo con alcune lingue che non saprei spiegare, ma il merito va soprattutto ad una situazione sentimental/emotiva che non esiste e due bei facciotti con gli occhi a mandorla che interpretano storie romanticissime e tristi. Insomma, sono diventata neet, hikikomori e pure fangirl, nonché nippomane (potete guardare su nonciclopedia le definizioni di queste ultime due categorie, anzi, vi invito io con i link, tanto per capire come sono messa).
Parallelamente mi devo metter giù a ripassare delle cose “di studio” così poco fa mi son trovata spezzata. Ero lì che stavo leggendo prima i Quaderni (come di chi?…) e poi un estratto di un saggio. Contesto: musica jpop a metà volume in cuffia, fotine di idol, computer finalmente riparati intorno, sigarette – posacenere pieno -.
Ecco.
Stavo leggendo sta roba e mi son sentita, come spesso mi accade, una sciocca, a pensare cose “grosse” e cercando, parallelamente, di appagare quella voglia di cose allegre, sberluccicanti (mabushi!). Da settimane sto anche cercando di capire il fenomeno dei dorama e appena vedo qualche altro tipo di produzione popolare (occidentale, tipo usa), giudico con parametri nuovi e trovo tutto abbastanza noioso: tematizzazioni noiose, che ciurlano nel manico, aproblematici, apedagogici, puro divertissement gratuito. Va beh. Lascio queste considerazioni per altri luoghi che non siano questa specie di blog. Sono comunque spezzata e sto cercando di capire che cavolo mi prende a seguire sta paccottiglia e *se* di paccottiglia si tratta o forse, non avere gli occhi a mandorla (leggi: non conoscere quella cultura), mi preclude l’abitudine ad affrontare i temi in *quella* maniera.
Sulla lingua. Allora, in due settimane ho concluso hiragana e katakana: ho fatto tanto esercizio, in realtà la vita girava solo intorno a quello. Adesso sono ai miei primi kanji. Per quanto riguarda la grammatica non ho ancora iniziato realmente. Cioè solo così aleatoriamente ho qualche nozioncina introduttiva, perché il casino è che per fare esercizi devi scrivere e se non sai sti cazzo di kanji che c’hanno: udite udite almeno due suoni diversi quasi tutti (porca…). Altra cosa, a seconda di dove son messi cambiano ovviamente il significato, cioè se fuoco ha vicino montagna vuol dire vulcano (ah e ovviamente ti cambia il suono). E sti cazzi, no? (anzi, cito dal mio amico Vincè: “stikanji!”)
Mi ero già stupita per la testa che devono avere i russi per parlare quella lingua così complicata, ma ‘sti qui devono avere una memoria fenomenale per scrivere. <o>
Comunque è una figata. Ho avuto anche la fortuna di trovare un saggetto di linguistica sul giapponese (all’acqua di rose, col senno di poi) che mi è parso interessante nel sostenere l’immediatezza del simbolo nella lettura (e in realtà in parti ampie della comunicazione), rispetto ad un linguaggio basato sull’oralità come quelli basati sui nostri alfabeti. Vedremo quante grane mi procureranno ‘sti kanji. Sto già smadonnando un po’
Ma è bello, ti pare di dipingere… poi io sono ossessiva anche sulla grafia in genere, per cui vado a nozze.
No, in realtà a nozze non vado (cioè si sposa un mio cugino, ma mi sa che non riesco ad andarci: pranzo in ristorante piemontese… :°°° ).
Comunque per qualche giorno dovrò riswitchare realtà geografico/linguistica perché si torna al tedesco (e dopo qualche mese di solo inglese e – ascolto di – giapponese chissà che casini che tirerò giù).
Sono felice. Per quanto la vita possa essere una merda e non mi riferisco solo alla politica, “oggi” sono felice e dopo mesi di buio, scuro, nero, profondo, abissale, cazzo è un dolce risveglio. Quando vado a dormire (non presto, eh, sia chiaro) riesco ad addormentarmi con facilità.
Ai problemi reali ci penso quando torno. Ci saranno molti cambiamenti, indipendentemente da ciò che mi succede intorno. La prima cosa è che se in tempo utile non esce qualcosa lascio Torino.
E per ora mi basta sapere questo per farmi salire un po’ di adrenalina.
Lasciare Torino.
In più: ho iniziato a scrivere haiku (in italiano, dai…) e voglio scrivere di cinema. cosa che a modo mio sto già facendo (lo so, sono un po’ buffona, ma chissene
). Faccio troppe cose disordinatamente, sono un casino, ma va bene così. Non ce la faccio più a bacchettarmi ad ogni sospiro (e in un minuto riesco a sospirare dalle 3 alle 5 volte…).
Mi scazza parlare così apertamente, ma chissenefrega. Dico, tanto peggio di così, no?
Volete sapere qualcosa in più di anime e dintorni? Andate qui. Tra l’altro sto preparando da circa un mese uno scritto sui dorama (già, il mondo ne aveva bisogno, per fortuna arrivo io), ma lo trovo particolarmente difficile, anche perché tocca molte corde e io cerco in tutti i modi di giustificare il fatto che li guardo
Scherzo.
Vorrei anticipare, ma sintetizzare impoverirebbe la questione.
Ancora una cosa: ho notato che ciò che mi sta succedendo dentro è molto simile ad alcune situazioni che ho vissuto. Mi sento come innamorata. Del giapponese. No, non di UN giapponese, della lingua. Carino, no?

Lezione Tre: ho posato la matita e iniziato con la penna… si nota.
